Vangelo secondo Giuseppe è un tentativo di leggere oltre le scarne notizie sull'infanzia di Gesù riportate dai Vangeli e ricavarne un racconto. Giuseppe parla di se stesso, dei dubbi e dei pensieri di un "uomo comune" alle prese con un compito eccezionale: educare il figlio di Dio. Uomo dell'obbedienza, si adegua agli ordini dell'angelo. Dopo le visioni e i prodigi legati alla nascita sopraggiungono i giorni della fuga in Egitto, il silenzio dell'angelo, la tentazione della "normalità" della vita di una famiglia, in cui il ricordo dei Magi e della stella sembra svanito del tutto. L'Egitto acquista un nuovo valore: diventa il luogo del rifugio e della formazione. Il ritorno a Nazaret segna la difficoltà del reinserimento, le incomprensioni. A contatto col lavoro dei campi e della bottega Gesù assimila da Giuseppe la realtà della vita di tutti i giorni e il linguaggio fatto di cose concrete. Giuseppe aspetterà gli ultimi giorni sognando il ritorno dei Magi, chiedendo a Gesù se è stato un buon padre. Infine andrà incontro alla morte, con la visione dell'angelo dell'annuncio che lo attende e gli dice "non temere...". Il racconto, pur avendo un'ambientazione esterna, è la proiezione del pensiero di Giuseppe, delle sue preoccupazioni, a volte drammatiche, ma anche aperte all'autoironia.