Per i lettori di Mille splendidi soli di Khaled Hosseini e La libreria di Teheran di Marjan Kamali.
Ogni notte, in una piccola città andalusa, un uomo apre un libro di poesie persiane che non sa leggere e vi passa le dita sopra. Lo fa da quarantasette anni.
Teheran, 1975. Shirin ha diciassette anni e studia letteratura. Alejandro, un ingegnere spagnolo dagli occhi verdi, ne ha ventisette ed è venuto a costruire una diga. Ciò che nasce tra loro una notte d'autunno non ha tempo di diventare nulla: la Rivoluzione Islamica del 1979 li separa. Lui torna in Spagna. Lei resta. L'unica traccia è un foulard di seta azzurra e oro, comprato al bazar di Isfahan, custodito in un cassetto.
Teheran, 2026. Mentre una nuova generazione di donne iraniane rischia la vita per le strade - dalla morte di Mahsa Amini, il grido Zan, Zendegi, Azadi non ha mai smesso di risuonare -, una lettera attraversa il mondo per dire ciò che avrebbe dovuto essere detto mezzo secolo prima.
Gli Uccelli di Isfahan è un romanzo sull'attesa, sulla memoria e sul prezzo della libertà. Sulle donne che si dipingevano le labbra di rosso dietro porte chiuse. Su un amore che attraversa due rivoluzioni e quarantasette anni di silenzio.
Donna. Vita. Libertà.